La Casa di Traduzione dei Testi Buddhisti Tibetani
ISSN 2753-4812
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Dissipare l'Angoscia dei Ricercatori Autentici

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Dissipare l’Angoscia dei Ricercatori Autentici

Le parole del Guru, il Gentile Protettore, su Come Realizzare gli Yoga di Śamatha e Vipaśyanā

di Dilgo Khyentse Rinpoche

Namo guru śākyamunaye![1]

Quando vi addestrate negli yoga di śamatha e vipaśyanā, concentrandovi sulla forma del nostro Maestro, il Signore Buddha, abbracciate innanzitutto la preziosa bodhicitta - l’aspirazione a raggiungere la buddhità per il beneficio di tutti gli esseri senzienti - e riflettete come segue:

"Ora che ho ottenuto una vita umana ben favorita - il prezioso sostegno delle varie libertà e vantaggi - e ho incontrato gli insegnamenti del Tathāgata, rinuncerò a tutte le attività mondane - attività che producono solo frutti amari. Sebbene fare offerte alla forma del Tathāgata e pratiche simili generino effettivamente meriti incommensurabili, tali accumulazioni di meriti basate sulla ricchezza materiale furono consigliate dal Tathāgata principalmente per i capifamiglia. Per i rinuncianti che seguivano le sue orme, il Buddha lodava un sentiero di gran lunga superiore: quello della disciplina e del vero raccoglimento interiore. Pertanto, in accordo con le parole del Tathāgata, lo praticherò al meglio delle mie capacità.

"In particolare, da tempo immemorabile, siamo stati turbati da costruzioni mentali, che sono come il vento che cambia continuamente direzione, così come le nuvole e le onde dell’oceano. Giorno e notte, senza sosta, questi pensieri ci hanno agitato e logorato, cosicché non solo non siamo riusciti a raggiungere una sola qualità eccellente, ma siamo stati afflitti da una sofferenza senza fine.

“Adesso farò tutto il necessario per liberarmi da questa gabbia di costruzioni concettuali, che mi assillano dall’interno e dall’esterno. Prendendo come mio punto di riferimento la forma del Tathāgata - un oggetto di così grande merito e significato che anche un solo istante di concentrazione su di esso è trasformativo - coltiverò adeguatamente gli yoga di śamatha e vipaśyanā”.

Con feroce determinazione e intento univoco, pregate: “Guru, Vittoriosi e vostri eredi, concedetemi le vostre benedizioni affinché io possa avere successo!” Innanzitutto, allontanatevi dalla confusione delle attività ordinarie. In un luogo libero dalle spine che affliggono la meditazione, come il viavai della gente durante il giorno e il frastuono notturno, sedetevi comodamente e assumete la postura di meditazione. Prendete profondamente a cuore le pratiche preliminari.

Quindi, collocate davanti a voi un’immagine bella e invitante del Tathāgata, il Re degli Śākya. L’immagine dovrebbe essere realizzata da un artista esperto secondo le proporzioni tradizionali e così via, e dovrebbe essere alta quanto una spanna, o di qualsiasi dimensione sia comoda da contemplare.

Colmi di devozione, ricordate le benedizioni del Tathāgata e consacrate l’immagine recitando il mantra dell’Essenza della Causa. Posizionate l’immagine né troppo vicina né troppo lontana, ma a una distanza che vi permetta di posare lo sguardo in modo confortevole, leggermente al di sotto del livello degli occhi.

Osservate l’immagine come se fosse il Tathāgata in persona e pensate:

"Il Tathāgata appare nel mondo come risultato di accumulazioni illimitati e inconcepibili di meriti e saggezza: la sua comparsa è rara quanto quella del fiore uḍumbara. Poiché il Tathāgata è perfettamente adornato dai trentadue segni eccellenti e dagli ottanta segni eccellenti, nel contemplarlo non c’è nulla di sgradevole.

"Nel mondo degli dèi e degli uomini, i rūpakāya appaiono con una chiarezza vivida e salda e sono percepiti da tutti gli esseri senzienti di quel tempo, mentre insegnano il Dharma e presentano una grande serie di miracoli. Per il beneficio di coloro che devono essere istruiti, mostrano vari modi di comportarsi, come camminare, viaggiare, stare in piedi e sdraiarsi, portando così a compimento le fonti di virtù di innumerevoli esseri.

“Il nostro maestro, il Buddha Śākyamuni, Leone degli Śākya, nacque nella stirpe reale degli Śākya e in seguito raggiunse l’illuminazione, dopodiché, al Picco dell’Avvoltoio e in altri luoghi, insegnò il Dharma a vaste assemblee di bodhisattva, śrāvaka ed esseri comuni.”

Richiamando alla mente queste straordinarie qualità e caratteristiche, riflettete: “Ecco come appare il Tathāgata: sono questi la forma e l’aspetto della sua figura. Il Tathāgata è l’incarnazione della disciplina, del samādhi, della visione profonda, della completa libertà, della realizzazione della saggezza della completa libertà e così via. Egli possiede inconcepibili qualità immacolate, così vaste da superare persino i confini dello spazio illimitato”.

Accogliendoci tutti con grande amore, per il nostro bene ha affrontato innumerevoli difficoltà, come dovreste comprendere dall’insegnamento di sostegno per Il Tesoro delle Benedizioni[2], che racconta, ad esempio, di come, in quanto bramino Samudrarāja, abbia generato la bodhicitta, e così via. Così, nel corso di tre eoni innumerevoli, addestrandosi nelle sei pāramitā, ha raccolto accumulazioni inconcepibili e indescrivibili di meriti e saggezza. In questo modo, si è liberato da tutte le oscurazioni, ha soggiogato i quattro māra, ha perfezionato completamente tutte le qualità del risveglio e ha raggiunto il kāya della grande saggezza onnisciente.

In tal modo è diventato il rifugio, il protettore e l’amico insuperabile di tutti gli esseri senzienti fino alla fine dei tempi. La virtù creata dal ricordare il Beato Buddha, dal rendergli omaggio, dal pronunciare il suo nome, dal contemplare la sua forma, dal mantenere la mente concentrata su di essa e così via, per quanto minima possa essere, diventerà la causa del risveglio supremo. Pensate: “Tutto ciò è grazie al potere delle aspirazioni passate del Tathāgata e alla sua inconcepibile saggezza: quanto siamo incredibilmente fortunati!”; e ricordando il Buddha in questo modo generate in voi stessi una fede immensa.

Quindi, mantenendo intatte la consapevolezza e la vigilanza, ancorate la vostra mente all’apparenza della forma del Tathāgata. Fatelo delicatamente - né troppo rigidamente né troppo fiaccamente - mantenendo un flusso continuo di consapevolezza.

Allontanandovi da ogni pensiero tranne questo, l’oggetto di concentrazione che avete scelto, fissate esclusivamente la vostra attenzione sulla forma del Buddha. Continuate ad esercitarvi in questo modo il più possibile, finché non riuscirete a dimorarvi in modo univoco, senza cessa. In breve, perseverate finché non raggiungerete, passo dopo passo, i nove stadi del riposare la mente e non otterrete la mente univoca del regno del desiderio.

Potete contemplare e concentrarvi sul corpo del Buddha nel suo insieme. In alternativa, dirigete la vostra attenzione su parti specifiche della sua figura. Ad esempio, per acquisire nobili qualità e porre rimedio all’ottusità, concentratevi sull’uṣṇīṣa (la protuberanza sulla sommità del capo), i cui confini non sono visibili. Per raggiungere la concentrazione e porre rimedio all’agitazione, concentratevi sul glorioso nodo della mente illuminata al centro del cuore del Buddha. Per accumulare grandi meriti e ottenere la felicità, concentratevi sull’aspetto del ricciolo di capelli tra le sopracciglia del Buddha, candido come la neve, bianco come una conchiglia e arricciato verso destra. Per far sì che il suono melodioso del Dharma pervada il mondo intero e per beneficiare gli esseri senzienti attraverso l’insegnamento del Dharma, concentrate la vostra mente sulla gola del Buddha, la fonte delle sessanta qualità del discorso melodioso, la conchiglia del Dharma contrassegnata da tre linee. In questo modo, concentratevi su qualsiasi parte della forma del Buddha vi ispiri.

Quando iniziate a focalizzare la vostra mente così facendo, è come cercare di catturare un serpente: la mente è incredibilmente selvaggia e indisciplinata. Per questo motivo, questa prima fase della meditazione è chiamata “esperienza del movimento” ed è paragonata a una cascata. A questo punto, avete l’impressione che la vostra mente sia in costante movimento. Come insegnò il Buddha nel Tantra delle Domande di Subāhu:

La mente è come un fulmine, le nuvole e il vento;
È simile alle onde del grande oceano.
È ingannevole e si diletta nelle cose desiderabili;
Vacilla e vaga e ha bisogno di essere domata.[3]

Spronatevi pensando: “Tutti gli esseri senzienti sono in preda a una mente completamente distratta. Pertanto, non soccomberò alla pigrizia, ma insisterò, qualunque cosa accada. Perché se si persevera, non c’è nulla che non si possa raggiungere”. Quindi, praticate con diligenza, mantenendo la concentrazione il più a lungo possibile.

Seguitando in questo modo, i pensieri smisurati, grossolani e indisciplinati, che un tempo infuriavano così ferocemente, cominceranno gradualmente a placarsi. Tuttavia, rimarrà un flusso di pensieri diversi, un torrente turbolento d’attività mentale irrequieta. Questa è conosciuta come la seconda esperienza meditativa del raggiungimento, paragonata a un fiume che scorre attraverso uno stretto canyon. Si usa questo esempio perché, sebbene un tale fiume sia ancora turbolento e rumoroso, scorre più lentamente di una cascata.

Se non lasciate che la vostra diligenza venga meno, ma continuate a praticare, i vostri pensieri sembreranno placarsi e la vostra concentrazione apparirà stabile. Tuttavia, se osservate più da vicino, scoprirete un flusso continuo di pensieri sottili. Questa è la terza esperienza della familiarizzazione, paragonata a un fiume che scorre dolcemente. Infatti, quando osservate un fiume del genere da lontano, sembra immobile e non riuscite a capire se stia scorrendo, ma quando vi avvicinate vedete che si muove e increspa leggermente la superficie.

Da questo momento in poi, se non lasciate che la vostra diligenza venga meno ma continuate a impegnarvi, sarete in grado di progredire con molto meno sforzo rispetto a prima. Pertanto, esercitatevi incessantemente. Praticando in questo modo, anche il movimento dei pensieri sottili verrà placato e, fintanto che manterrete la motivazione, sarete in grado di sostenere la vostra concentrazione per tutto il tempo che desiderate. Tuttavia, non siete ancora immuni alle circostanze. Questa è la quarta esperienza meditativa di stabilità, paragonata a un oceano privo di onde. A questo punto, infatti, la mente è calma e stabile.

Una volta raggiunto questo punto, se lo mantenete, arriverete, senza troppa difficoltà, alla quinta esperienza meditativa della perfezione, paragonata a una montagna. Questo è lo stato dell’impegno senza sforzo. Qui, la mente si fonde naturalmente con il suo oggetto e, senza bisogno di impegnarsi, rimane naturalmente stabile per tutto il tempo che desiderate. I pensieri non hanno più il potere di turbare la mente. In tal modo, si raggiunge la mente concentrata del regno del desiderio.

Di conseguenza, da tale quiete sorgeranno varie esperienze. Man mano che vi abituate a questo stato, il corpo e la mente raggiungono ciò che è noto come ‘flessibilità’. Una volta che sono diventati flessibili, potete fissare la vostra attenzione su qualsiasi oggetto e mantenerla per giorni e giorni, senza il minimo senso di affaticamento fisico o mentale. Il corpo diventa leggero come ovatta e la mente è pervasa dalla beatitudine di una vivida chiarezza.

All’inizio, questa flessibilità è grossolana e pesante, ed ha una sorta di solidità. Ma con la familiarità, tale pesantezza svanisce, e sorge un śamatha incrollabile - estremamente sottile e chiaro, come un’ombra - che assomiglia alla parte principale della pratica. Questo tipo di meditazione prende il nome di ‘śamatha’, poiché è una mente dotata di flessibilità. Essa corrisponde inoltre alla fase preparatoria del primo assorbimento meditativo. Non c’è nulla che questa forma di concentrazione meditativa non possa realizzare - sia che si tratti di meditazione con un oggetto concettuale o senza concetti, come nelle meditazioni sulla vacuità e simili.

Sebbene esistano molti modi per enumerare gli aspetti coinvolti nel raggiungimento di śamatha, come i quattro impegni mentali e i sei poteri, essi sono tutti essenzialmente contenuti nella seguente massima: ancorate la mente, nel miglior modo possibile, sull’oggetto di concentrazione, con consapevolezza e vigilanza, e man mano che vi familiarizzate con questo, le cinque esperienze meditative si dispiegheranno naturalmente. Quando śamatha viene padroneggiata in questo modo, il potere della flessibilità della mente trasforma il corpo, infondendogli un colorito radioso, vitalità e leggero, rendendolo a proprio agio e forte. Anche la mente diventa limpida e luminosa, e può essere diretta senza sforzo verso qualsiasi oggetto. Sia il corpo che la mente sono pervasi da gioia e beatitudine sconfinate, le afflizioni svaniscono e si prova una delizia che rispecchia la gioia squisita della solitudine interiore.

Grazie alla forza del merito derivante da questa pratica, prendendo la forma del Buddha come oggetto di concentrazione, e attraverso le benedizioni del Buddha, arriverete a contemplare il Buddha, a ricevere gli insegnamenti sul Dharma e così via, sia nella realtà, sia nelle esperienze meditative, sia nei sogni. In questo modo, nella vostra mente nascerà ogni genere di qualità eccellenti.

Una volta che avrete realizzato śamatha in questo modo, dovreste iniziare la pratica di vipaśyanā. Quando praticate śamatha per la prima volta, state calmando la mente usando l’immagine della forma del Buddha come supporto; oppure, in assenza di tale supporto, state calmando la mente su un’immagine mentale della sua forma. Indipendentemente dal metodo scelto, una volta che śamatha è veramente realizzata, la forma del Buddha apparirà vividamente davanti alla mente - anche senza un supporto fisico - come manifestazione della meditazione.

All’inizio, questa forma appare alla mente in modo vivido e costante, come un riflesso in uno specchio. Man mano che ne acquisite una familiarità maggiore, essa appare ai vostri sensi come se fosse fisicamente presente. Se continuate a familiarizzarvi con essa, l’immagine diventa percepibile anche dai sensi degli altri. Pertanto, si dice che la chiarezza sorga in primo luogo come oggetto mentale, in secondo luogo come oggetto sensoriale e in terzo luogo come oggetto tattile - proprio come insegnato nei manuali di approccio e realizzazione della scuola delle Traduzioni Antiche.

Una volta raggiunto il primo livello di chiarezza dovreste iniziare la pratica di vipaśyanā. Considerate come la forma del Buddha, dotata dei segni e delle caratteristiche del risveglio - bella, affascinante, vivida e salda - appaia ora come un oggetto mentale, come se fosse realmente presente. Questa è semplicemente la manifestazione di abitudini impresse nella vostra mente. Non proviene da nessuna parte, né va da nessuna parte. Se esaminata, è vuota; non si trova da nessuna parte, né dentro né fuori. Dipende dalla mente e appare interamente attraverso l’interdipendenza delle impronte abituali, nient’altro. Inoltre, la mente a cui appare, se esaminata, non si trova da nessuna parte, né dentro né fuori; se la mente stessa è priva di qualsiasi base o origine, che bisogno c’è di parlare di ciò che le appare? Pertanto, questa apparenza della forma del Buddha manca persino della più piccola traccia di natura autentica.

Allo stesso modo, i buddha appaiono in questo mondo attraverso il potere interdipendente di due fattori - la virtù derivante dalle pure intenzioni degli esseri e le grandi aspirazioni formulate dai buddha del passato - proprio come un riflesso appare nitidamente in uno specchio. Eppure, sebbene quest’apparenza sia infallibile nell’esperienza degli esseri mondani, il Tathāgata non possiede nemmeno una traccia di aggregati ordinari, elementi o fonti sensoriali, poiché egli è il kāya della saggezza assolutamente insondabile, equivalente al dharmadhātu, lo spazio fondamentale dei fenomeni. Da Il Sutra dell’Ornamento della Luce della Saggezza:

Attraverso la virtù inesauribile, il Così-Andato
Appare come un riflesso della verità; tuttavia, in verità,
Non c’è alcuna ‘talità’, né alcun Così-Andato.
In tutto il mondo, essi appaiono solo come riflessi.

E da Il Samādhi della Presenza Diretta dei Buddha:

Il Buddha è una proiezione della mente risvegliata;
La mente stessa è pristina e innatamente luminosa.
Immacolata e non contaminata dal mondo degli esseri erranti,
Chi la riconosce raggiungerà il risveglio della buddhità suprema.

Dovete esaminare queste verità con perspicacia e giungere a comprenderle. Una volta fatto ciò, vedrete che, proprio come avviene per il Tathāgata, così è anche per tutti i fenomeni dell’apparenza e dell’esistenza: tutto ciò che è contenuto negli aggregati, negli elementi e nelle fonti sensoriali. Sebbene appaiano e siano percepiti grazie al potere dell’interdipendenza, essi sono mere apparenze che sorgono esclusivamente dall’interazione delle loro rispettive cause e condizioni.

Se esaminati, non si trova nemmeno un singolo atomo di natura intrinseca. Come un’illusione magica o i fantasmi di un sogno, in realtà non c’è alcun andare o venire, nessun sorgere o cessare, e così via.

Ciononostante, gli esseri ordinari e infantili si aggrappano alle apparenze come se fossero reali. Avendo rinunciato al discernimento, percepiscono il sorgere, il cessare e tutto il resto come realmente esistenti. Proprio come una persona con la vista offuscata non riconosce che i veli fluttuanti che vede siano meramente accidentali e debbano essere rimossi, le nostre menti sono state offuscate sin da tempo immemorabile dalla cataratta dell’ignoranza. Di conseguenza, rimaniamo ciechi rispetto al modo in cui le cose sono realmente.

Dal punto di vista di coloro che hanno realizzato la vera natura delle cose, tuttavia, non c’è bisogno di abolire le apparenze. Poiché essi possono vedere che, mentre le cose appaiono, non possiedono alcuna realtà intrinseca. Riconoscendo ciò, realizzano che tutti i fenomeni sono naturalmente e primordialmente non nati. Da Le Domande del Re Nāga Anavatapta:

Ciò che sorge dalle condizioni è non-nato -
Non possiede alcuna essenza intrinseca del sorgere.
Ciò che dipende dalle condizioni è stato descritto essere vuoto.
Chi comprende la vacuità è attento.[4]

Dalla Madre dei Vittoriosi, La Perfezione della Saggezza:

Tutti i fenomeni sono come sogni e illusioni. Anche il Nirvana è come un sogno e un’illusione. Se esistesse un fenomeno superiore al nirvana, anche quello sarebbe come un sogno e un’illusione.

Da Il Sutra del Re dei Samādhi:

Proprio come le illusioni ottiche e i miraggi,
Proprio come i sogni e [proprio come] le illusioni,
Quando si medita sui loro aspetti, la loro natura è vuota.
Sappiate che tutti i fenomeni sono così.[5]

E da Le Stanze Radice della Via di Mezzo:

Come un sogno e come un miraggio,
Come una città di gandharva,
Così sono stati descritti
il sorgere, il permanere e il cessare.[6]

Pertanto, indipendentemente da come la forma del Buddha appaia alla mente, ogni atto di concentrazione su di essa è primordialmente privo di esistenza intrinseca. Tutti i fenomeni sono della medesima natura, noi stessi inclusi. Qualunque sia la nostra vera natura, è la natura del buddha, e qualunque sia la natura del buddha, quella è la natura di tutti i fenomeni. Dal Sutra dell’Ornamento della Luce di Saggezza:

I fenomeni, permanentemente non-nati, sono il Tathagata.
Tutte le cose sono come il Sugata.
Ma coloro che hanno menti infantili, che si aggrappano ai segni,
Dimorano in un mondo di cose che non esistono.

Da La Prajñāpāramitā condensata:

Riconosci che tutti gli esseri sono come te stesso;
Riconosci che tutte le cose sono come tutti gli esseri.
Non concettualizzare né la nascita né la non-nascita -
Questa è la pratica della suprema Prajñāpāramitā.

E da Le Stanze Fondamentali della Via di Mezzo:

Coloro che nutrono concezioni sul Buddha,
Che al di là di ogni concezione, è senza limiti,
Sono accecati proprio da quegli stessi concetti;
E non colgono il Tathāgata.
La natura del Tathāgata
È la natura di questo mondo degli esseri.
Il Tathāgata è privo di esistenza intrinseca;
Questo mondo degli esseri è privo di esistenza intrinseca.[7]

Nella natura ultima delle cose, tutti i fenomeni sono uguali all’interno del dharmadhātu - lo spazio fondamentale dei fenomeni che trascende ogni rete di complessità concettuale, come le nozioni di nascita e non-nascita. Da Il Sūtra delle Domande di Sāgaramati:

Questo Dharma è immacolato, puro, virtuoso e naturalmente luminoso.
È simile allo spazio e primordialmente non-manifesto.
È non-nato, non-sorgente, senza fondamento e senza fine.
Così è il sigillo incrollabile e immacolato dei vincitori.[8]

Dal Mahāvaipulya Sūtra “Una moltitudine di Buddha”:

Il sentiero dei grandi saggi è sottile, difficile da comprendere,
Inconcepibile, al di là dei concetti e difficile da raggiungere.
È conosciuto chiaramente da coloro che possiedono una competenza esperta.
La sua natura è pace; è senza cessazione né origine.
La sua natura è vuota, tranquilla, non-duale e senza fine.
È la liberazione dalle esistenze, il raggiungimento dell’uguaglianza.
Non ha né metà né fine; non può essere descritta a parole.
È liberata dai tre tempi ed è identica allo spazio.

Nelle parole del Nobile Rāhula:

Al di là delle parole, al di là del pensiero, al di là di ogni descrizione è la Prajñāpāramitā,
Non-nata, incessante, della natura dello spazio,
Da sperimentare come la saggezza della nostra stessa consapevolezza -
Omaggio alla madre dei buddha del passato, del presente e del futuro!

Come insegnò il protettore Nāgārjuna:

Non è conoscibile attraverso altre fonti; è pace;
E non può essere costruita attraverso le costruzioni mentali;
È libera dal pensiero; indifferenziata:
Ecco come si descrive il carattere della realtà così com’è.[9]

Di conseguenza, il praticante che ha raggiunto la certezza nella talità, che trascende ogni descrizione, trama concettuale e punto di riferimento, dovrebbe innanzitutto addestrarsi nel samādhi che percepisce tutti i fenomeni come illusioni. Meditando sulla natura illusoria della forma del Tathāgata, dovrebbe contemplare il corpo del Buddha e, mentre ascolta il Dharma e così via, esercitarsi nella manifestazione magica di queste esperienze illusorie.

Se poi il praticante dimora in un’ineffabile equanimità – la vacuità da realizzare attraverso la propria consapevolezza naturale - raggiungerà quella ricettività alla realtà che è in perfetto accordo con il Dharma. Grazie a ciò, non c’è dubbio che in breve tempo il praticante manifesterà la saggezza del sentiero della visione. Ciò è chiaramente spiegato nelle istruzioni essenziali per interiorizzare il significato del Samādhi della Presenza Diretta dei Buddha e del Samādhi della Singola Schiera.

Anche coloro che non sono in grado di praticare in modo così profondo dovrebbero dedicarsi costantemente allo yoga del ricordo del Maestro, il Signore dei Saggi, come insegnato in Il Tesoro delle Benedizioni: Una Pratica del Buddha Śākyamuni. Richiamate vividamente alla mente la visualizzazione per prendere rifugio e generare la bodhicitta e, con un impegno risoluto radicato nella certezza, recitate questi versi tre volte:

Nel Buddha, nel Dharma e nella Suprema Assemblea
Prendo rifugio finché non raggiungerò l’illuminazione.
Grazie al merito di questa meditazione e di questa recitazione,
Possa io raggiungere la buddhità a beneficio di tutti gli esseri.

Dopo aver coltivato i quattro incommensurabili, riposate nell’unione illusoria del vuoto e delle apparenze interdipendenti, e recitate: «Āḥ! Come l’unione del vuoto non-nato…» e così via.

Evocate chiaramente la visualizzazione descritta nel rituale. Con fede incrollabile e la convinzione che il Buddha sia presente davanti a voi, impegnatevi nella pratica con cui i bodhisattva, esperti in mezzi abili, raccolgono le accumulazioni di molti eoni in un singolo istante mentale: i sette rami dell’omaggio e quanto segue, che distillano i punti chiave dell’accumulazione, della purificazione e dell’incremento. Per evitare di perdere le vostre speranze, supplicate il Buddha con fiducia e pregate per l’adempimento dei vostri desideri, come insegnato nel testo principale.

Quindi, con fede concentrata nei Buddha Bhagavān, inchinatevi davanti a loro con corpi numerosi come gli atomi del mondo e offrite ogni dono appropriato. Con aspirazione sincera, pensando: “Finché non raggiungerò l’illuminazione insuperabile, io e tutti gli esseri senzienti prendiamo rifugio in te”, recitate i nomi del Buddha — “Maestro Supremo, Bhagavān…” - tutte le volte che potete.

Infine, mentre recitate la dhāraṇī per invocare la mente di saggezza del Tathāgata, immaginate che raggi di luce brillanti s’irradiano dal suo corpo, riempiendo l’intera distesa dello spazio. Mentre questa luce si dissolve in voi e in tutti gli esseri senzienti, visualizzate che ogni oscurazione e sofferenza sia spazzati via, e che siete pienamente colmi di ogni felicità. Tutte le nobili qualità del sentiero Mahāyāna - fede, assorbimento (dhāraṇī), samādhi, eloquenza, intuizione, saggezza e così via - sorgono pienamente nel vostro flusso mentale. Siete così trasformati in un essere destinato al risveglio, attraversando i livelli del non-ritorno fino a raggiungere il risveglio consumato e insuperabile. Recitate il mantra tutte le volte che potete.

Da L’Insegnamento sul Fulgore della Luce, l’undicesimo capitolo de Il Cumulo di Gioielli:

Ho raggiunto quelle diverse luci
Poiché ho abbandonato l’illusione
Attraverso le cause e le condizioni
Di inconcepibili azioni virtuose.[10]

E:

Allo stesso modo, esaudisco i desideri degli esseri
In accordo con le loro inclinazioni,
Manifestando luci di innumerevoli colori
Attraverso il potere della non-azione.[11]

Da un singolo raggio di luce appaiono due colori, che si moltiplicano esponenzialmente fino a quando s’irradia una varietà illimitata di raggi di luce, che si riversano verso l’esterno. Tra questi vi sono quelli chiamati Nube Splendente Pristina, Occhio Puro, Orecchio Puro e così via, fino a Mente Pura. Analogamente, vi sono i raggi della Forma Pura e così via, fino ai Fenomeni Puri; della Terra Pura fino allo Spazio Puro; così come quelli degli Aggregati Puri e così via, della Verità Pura e così via, e dell’Eloquenza Pura e così via. Alcuni sono conosciuti per i loro colori, come il Bianco e il Giallo; altri portano nomi maestosi, come Virtù Suprema, Splendore del Nāga, Splendore dell’Elefante, Leone Florido e Florido Nāga Supremo. Ci sono i raggi della Sottomissione del Nāga, della Sottomissione dello Yakṣa, e simili; Forza del Vajra, Vacuità e altri ancora; e il raggio della Virtù Primordiale Perfetta - ognuno dei quali risplende distintamente.

Il raggio di luce noto come Dharmatā fa tremare decine di milioni di campi del Buddha. Il raggio chiamato Sottomissione di Māra incute terrore nelle schiere demoniache. Il solo fatto di tenere a mente il nome dello Stendardo della Vittoria del Merito significa liberarsi da ogni male; tenere a mente il nome dello Stendardo della Vittoria della Potenza significa sconfiggere ogni nemico; e tenere a mente il nome dello Stendardo della Vittoria della Pace Perfetta significa abbandonare ogni desiderio, e così via.

In effetti, il semplice ricordo di questi nomi è sufficiente per abbandonare la cattiva condotta sessuale, la disciplina distorta e tutti gli altri difetti. Il solo ricordo di uno qualsiasi di questi raggi di luce è sufficiente per perfezionare la disciplina e la concentrazione, dissipare l’oscurità dell’illusione e porre fine a tutte le afflizioni. In questo modo, si raggiunge la felicità duratura e la liberazione dall’angoscia, si trascende ogni complessità concettuale e si risvegliano nobili qualità, come la saggezza primordiale che conosce i tre tempi.

Ogni raggio di luce, come quello chiamato Assenza di Pena, è accompagnato da un ulteriore seguito di ottomila miliardi. Si insegna che attraverso questa vasta schiera di raggi di luce - più numerosi degli atomi dell’universo - il Tathāgata conduce gli esseri senzienti alla piena maturità e soddisfa perfettamente ogni loro speranza.

Da Gli Insegnamenti raccolti sul Bodhisattva:

La radiosità dei buddha è illimitata,
Una rete inconcepibile di raggi
Che si diffonde in tutte e dieci le direzioni
Attraverso il mare infinito dei campi.[12]

Inoltre, dovreste riflettere sui punti insegnati nell’Avataṃsaka Sūtra e nel capitolo ‘Bhadraśrī’ del Dhāraṇī del Sūtra Torcia del Gioiello, e in testi simili.

In questo contesto attuale, impegnandovi al meglio delle vostre capacità negli yoga di śamatha e vipaśyanā come insegnato sopra, raggiungerete almeno un’approssimazione di śamatha e vipaśyanā genuine.

Mentre concludete le vostre sessioni, offrite maṇḍala, lodi e suppliche, dedicate la virtù e formulate qualsiasi aspirazione sia appropriata. Non c’è bisogno di chiedere al Buddha di svanire o di dissolvere la visualizzazione, poiché ovunque vi concentriate sulla forma del Buddha, egli è veramente presente. All’interno del kāya simile allo spazio dell’equanimità, non c’è né venire né andare, né crescere né calare. Pertanto, potete ricordare il Buddha in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.

Tra una sessione e l’altra, impegnatevi il più possibile nelle fonti della virtù - leggendo i vari sūtra, facendo prostrazioni e offerte, circumambulando il Buddha e così via. Anche se non siete in grado di eseguire queste pratiche, rimanete consapevoli del Buddha e contemplate, ancora e ancora, le verità dell’impermanenza, della sofferenza, della vacuità e del non-sé, così come la perfetta pace del nirvāṇa.

Quando vi coricate per riposare, continuate la vostra pratica finché rimanete svegli. Mentre scivolate nel sonno, visualizzate la presenza luminosa della figura del Buddha che pervade tutto lo spazio, e lasciate che la vostra mente riposi nella percezione della luce.

Da L’Istruzione del Dharma “Distinguere con Chiarezza i Significati”:

"Tra queste, bhikṣu, qual è la coltivazione del samādhi che, una volta praticata, coltivata e ripetuta, porta all’ottenimento della visione della consapevolezza? Qui, bhikṣu, un bhikṣu ha colto bene e correttamente la percezione della luce…

“Infatti, bhikṣu, proprio come durante l’ultimo mese d’estate, a mezzogiorno in una giornata senza nuvole e priva di qualsiasi ostacolo alla luce, tutto appare molto chiaramente, brillante e luminoso, e non ostacolato dall’oscurità, allo stesso modo, bhikṣu, un bhikṣu ha ben e correttamente compreso la percezione della luce; l’ha ben radicata nella mente, l’ha praticata bene e l’ha penetrata a fondo. Egli coltiva una mente alimentata dalla percezione della luce del giorno, con la stessa luminosità: come di giorno, così di notte; come di notte, così di giorno; come davanti, così dietro; come dietro, così davanti; come sotto, così sopra; come sopra, così sotto. Così, con una mente aperta e libera sorretta dalla percezione della luce del giorno, egli coltiva una mente con la medesima luminosità. Questa è la coltivazione del samādhi che, una volta praticata, coltivata e ripetuta, porta al raggiungimento della visione della consapevolezza.”[13]

In questo modo, perseverate quanto più potete nella pratica del ricordo del Signore dei Saggi e, con sincerità incondizionata, dedicate ogni radice di virtù al raggiungimento del risveglio perfetto e insuperabile.

Impegnandovi in questo modo - dimorando nell’unione delle apparenze relative illusorie e nella libertà ultima dalle complessità - la vostra padronanza di śamatha e vipaśyanā farà emergere le straordinarie qualità del sentiero, come la visione del Buddha, l’ascolto del Dharma e così via. Anche coloro che si dedicano a una mera parvenza di questa pratica riceveranno una serie di benedizioni e realizzazioni, e nei loro sogni appariranno segni di buon auspicio come la visione del Tathāgata.

Inoltre, i segni di buon auspicio e di cattivo auspicio che compaiono nei sogni sono trattati nel Nobile Sūtra del Quadruplo Compimento, dove Mañjuśrīkumārabhūta spiega al dio Śrībhadra:

"Questi quattro sogni sono conseguenze delle oscurazioni dei bodhisattva: vedere un pozzo sporco e tuttavia vedere la luna sul fondo; vedere uno stagno, una pozza o un pozzo fangoso e tuttavia vedere la luna sul fondo; vedere la luna anche se il cielo è nuvoloso; e vedere la luna anche se il cielo appare avvolto dal vento, dalla polvere e dal fumo.

"Questi quattro sogni sono conseguenze delle oscurazioni karmiche dei bodhisattva: vedersi cadere da un’alta parete rocciosa in un abisso; vedere una strada con alti e bassi; vedersi incamminarsi su una stradina; perdersi nel sogno e vedere molte cose terrificanti.

"Questi quattro sogni sono conseguenze delle oscurazioni afflittive dei bodhisattva: vedere qualcuno in preda a convulsioni a causa di un potente veleno, udire il richiamo di un grande branco di feroci predatori, vedersi vivere tra malviventi e vedere il proprio corpo e i propri vestiti ricoperti di sporcizia.

"Questi quattro sogni sono le conseguenze del raggiungimento della dhāraṇī da parte dei bodhisattva: vedere un grande forziere pieno di molti gioielli, vedere uno stagno pieno di fiori di loto in fiore, vedersi trovare un fagotto di stoffa bianca e vedere un dio con un parasole tenuto sopra la testa.

"Questi quattro sogni sono le conseguenze del raggiungimento dell’assorbimento da parte dei bodhisattva: vedere una ragazza attraente con splendidi gioielli che offre devozione spargendo fiori, vedere uno stormo di cigni bianchi purissimi volare nel cielo e cantare, vedere la mano del luminoso Così-Andato posata sulla propria testa, e vedere il Così-Andato seduto su un loto e immerso nella concentrazione.

"Questi quattro sogni sono le conseguenze del fatto che i bodhisattva vedono il Così-Andato: vedere il sorgere della luna, vedere l’alba, vedere un fiore di loto che si apre e vedere il signore dei regni di Brahmā nella postura di assoluta quiete.

"Questi quattro sogni sono il risultato delle caratteristiche peculiari dei bodhisattva: vedere un grande albero di sāla, ricco di foglie dai colori brillanti, fiori e frutti; vedere una ciotola di metallo piena d’oro; vedere il cielo pieno di ombrelli, stendardi e bandiere; e vedere un grande imperatore universale.

"Questi quattro sogni sono il risultato della sottomissione di Māra da parte dei bodhisattva: vedere un grande combattente sconfiggere tutti i combattenti nemici, innalzare uno stendardo, e avanzare; vedere un grande eroe sconfiggere un esercito e poi avanzare; vedere un re che viene consacrato; e vedere se stessi seduti sul trono del risveglio intenti a sottomettere Māra.

"Questi sono i quattro sogni corrispondenti che sono segni della non-regressione dei bodhisattva: vedere un diadema bianco fissato sulla propria testa, vedersi fare offerte generose, vedersi seduti su un grande trono del Dharma e vedere il Così-Andato seduto sul trono del risveglio mentre insegna il Dharma.

“Questi quattro sogni sono le conseguenze del raggiungimento del trono del risveglio da parte dei bodhisattva: vedere un vaso; vedersi circondati da uccelli blu; vedere che ovunque si vada, tutti gli alberi prima si protendono verso l’alto, poi si inchinano e rendono omaggio; e vedere una luce dorata brillante.”[14]

Avendo compreso i segni di buon auspicio e di cattivo auspicio dei sogni come descritti, affidatevi ai mezzi abili per eliminare i difetti e realizzare qualità eccellenti.

In Il Sigillo del Dharma, viene insegnato che i segni di una purificazione autentica attraverso il rimorso includono vedere apparire il Buddha, sentire che ti tocca la sommità del capo, raggi di luce che si irradiano, e vedere fiori, e così via. Anche altri sūtra insegnano che se nei propri sogni si vedono fiori di loto, l’obiettivo è stato raggiunto.

Il Sūtra sulla Liberazione spiega che i segni onirici della purificazione delle cattive azioni includono il desiderio di attraversare un vasto fiume e poi attraversare un ponte, essere lavati da altri e la pioggia che cade sul proprio corpo. Questi sono tutti segni di completa purificazione. Unirsi e sedersi in mezzo a una grande assemblea di saṅgha ordinati, ed entrare in uno stūpa o in un tempio e vedere immagini dei buddha e dei bodhisattva, sono segni che state le orme del Buddha e del Dharma. E se sognate di trovare e mangiare frutta, raggiungerete qualità eccellenti in questa stessa vita.

Si insegna che anche un solo sogno di questo tipo indica la purificazione di una delle cinque azioni malvagie a effetto immediato, mentre cinque sogni di questo tipo indicano la purificazione di tutte e cinque. Ciò dovrebbe essere compreso anche alla luce del capitolo “L’insegnamento sui sogni” tratto da Il Cumulo di Gioielli e di altri testi simili.

Sebbene i sūtra insegnino varie pratiche dei bodhisattva al momento della morte, come le undici percezioni, i punti essenziali sono contenuti nel Nobile Sūtra della Saggezza nell’Ora della Morte. Lì si insegna che, all’avvicinarsi della morte, un bodhisattva dovrebbe meditare su questa saggezza nel modo seguente: ogni volta che sorge il pensiero: “Sto morendo”, visualizzate il guru, il Signore dei Saggi, sulla sommità del vostro capo e risvegliate una fede ardente e potente.

Poi riflettete come segue: “Non sono solo io. Tutti gli esseri senzienti sono soggetti alla legge della morte; nessuno ne è esente. Sebbene abbiamo vagato attraverso innumerevoli nascite e morti nel saṃsāra, non abbiamo ottenuto altro che sofferenza. Tutte quelle morti erano del tutto prive di scopo, ma ora farò in modo che questa mia morte sia intrisa di significato.”

Dopo aver riflettuto in questo modo, considerate come non esista un solo fenomeno condizionato - sia esso interno o esterno, del passato, del presente o del futuro - che non sia soggetto all’impermanenza, la cui natura non sia quella del sorgere e cessare in ogni istante che passa. Nel regno del condizionato, ci sono fenomeni che svaniscono in un battito di ciglia, come bolle sull’acqua o un lampo nel cielo, e ce ne sono altri che durano per eoni, come l’universo, e cessano di esistere solo dopo un lungo periodo di tempo. Eppure, che rimangano per un istante fugace o per un’era, tutte le cose condizionate alla fine devono cessare; nessuna di esse è eterna.

L’intero universo - l’ambiente e i suoi abitanti - è destinato a disintegrarsi. Se persino il Tathāgata ha dimostrato la morte passando nel nirvāṇa, a che pro parlare di esseri come noi?

Come proclamò il Tathāgata: “Tutto ciò che è condizionato è impermanente”. Non comprendendo ciò, gli esseri senzienti rifuggono dalla morte e dalla separazione, mentre si rallegrano della nascita e del ricongiungimento. Così, continuano a girare in tondo nel saṃsāra ancora e ancora. Ma per quanto mi riguarda, accoglierò questa morte come un virtuoso amico spirituale. Dal profondo del mio cuore, realizzerò l’impermanenza di tutte le cose condizionate; lo risolverò con assoluta certezza.

All’ora della morte, soffermatevi con fervore su questo pensiero: “In tutte le mie vite future, fino a quando non raggiungerò il cuore del risveglio, possa il riconoscimento dell’impermanenza liberarmi da ogni attaccamento al mondo condizionato. Guru, Signore dei Saggi, vittoriosi e vostri eredi, vi supplico: concedete le vostre benedizioni affinché ciò avvenga”.

Quindi, come insegnato nel Nobile Sūtra Mahāyāna “La Saggezza nell’Ora della Morte”:

"Poiché tutti i fenomeni sono naturalmente puri, si dovrebbe coltivare la chiara comprensione che non esistono entità.

"Poiché tutti i fenomeni sono connessi con la mente illuminata, si dovrebbe coltivare la chiara comprensione della grande compassione.

"Poiché tutti i fenomeni sono naturalmente luminosi, si dovrebbe coltivare la chiara comprensione della non-apprensione.

“Poiché la mente è la causa del sorgere della saggezza, non cercate il Buddha altrove.”[15]

Usando la vostra morte come catalizzatore, considerate innanzitutto come tutti gli esseri senzienti, attraverso le infinite distese dello spazio, considerino l’impermanente come permanente e i dolori del saṃsāra come felicità, e così sopportino il ciclo di morte e rinascita e infinite sfumature di sofferenza. Generate un cuore di grande compassione e pensate: “Per liberarli tutti dalle sofferenze della nascita, della vecchiaia, della malattia e della morte, e per stabilirli nel perfetto e insuperabile risveglio, possa io diventare un protettore dei tre mondi, un buddha bhagavan! Possa io liberare tutti gli esseri dalla loro sofferenza senza fine!” In tal modo, coltivate la grande compassione satura di bodhicitta.

Analogamente, prendendo come modello questa morte, esaminate tutti i fenomeni e scoprirete che la loro stessa natura è priva di esistenza intrinseca. È solo attraverso il potere delle nostre costruzioni concettuali - attraverso le mere proiezioni mentali - che creiamo gioia e dolore, beneficio e danno. Nello stato ultimo, non esistono né morte né sofferenza. Esprimetevi con convinzione: “Tutti i fenomeni sono irreali!”, e soffermatevi su questa riflessione.

Allo stesso modo, tutti questi fenomeni, compresa la morte, non hanno alcuna identità stabilita, eppure appaiono incessantemente in ogni sorta di maniere: una serie di manifestazioni illusorie. Se esaminati attentamente, sono ineffabili, trascendono gli estremi dell’esistenza e della non-esistenza. Per loro stessa natura, sono inafferrabili e luminosi.

Pertanto, la propria mente – né un’entità né una cosa non-concettuale - è primordialmente luminosa. Nella consapevolezza diretta del presente, tutti i fenomeni del saṃsāra e del nirvāṇa hanno lo stesso gusto. Affermate quindi che la mente di saggezza del Maestro, Signore dei Saggi, e la vostra stessa mente sono indivisibili all’interno dello stato di veglia auto-esistente - la vera natura della mente.

Se mantenete questo stato senza distrazioni, e acquisendo così fiducia e certezza in esso, è questa la realizzazione della vera natura della vostra mente. Al di là di ciò, non c’è nessun altro cosiddetto ‘Buddha’ da trovare.

In tale condizione, non c’è né morte né nascita. La morte e simili sono semplici concetti; nella natura innata della mente, libera dai concetti, la nascita e la morte non sono stabilite in alcun modo. Se morite mentre dimorate in questo stato, rinascerete in un campo di Buddha senza sperimentare l’illusione dello stato intermedio.

Se tuttavia non avete quel livello di fiducia, ma rimanete consapevoli del guru, il Signore dei Saggi, senza dimenticarlo al momento della morte e per tutto lo stato intermedio, ciò sarà sufficiente a garantire la vostra rinascita in un regno puro.

Inoltre, qualunque sia il terrore o la sofferenza che incontrerete in questa vita, se ricorderete il Buddha, sarete certamente liberati da ogni avversità. Qualunque sia la felicità e la fortuna di cui godete, sappiate che esse sono frutto della grande benevolenza del Buddha e, visualizzando le vostre gioie come un oceano di nuvole di offerte di Samantabhadra, offritele a lui.

Riflettete costantemente sul significato delle tre liberazioni, delle sei pāramitā e degli altri aspetti profondi insegnati dal Buddha. Con grande compassione per tutti gli esseri senzienti, generate la bodhicitta e addestratevi al meglio delle vostre capacità sulla via dei bodhisattva.

Pertanto, ricordare il Maestro è della massima importanza, poiché è proprio ricordando il Buddha che intraprendiamo per la prima volta i sentieri dei bodhisattva. I benefici sono incommensurabili, poiché è proprio questo il fattore da cui scaturiscono tutte le nobili qualità del sentiero.

In questi tempi, in cui la maggior parte delle persone è preoccupata dai rituali e dei cerimoniali della propria specifica scuola, pochi venerano realmente il Maestro, il Signore dei Saggi. Per contro, coloro che hanno intrapreso questo sentiero e ancora non riconoscono il Maestro come supremo mancano sicuramente di discernimento. Perché? Perché questi insegnamenti sono apparsi esclusivamente grazie alla compassione del Maestro, che ha manifestato le sue azioni illuminate per noi esseri erranti di quest’era degenerata. Ciò include non solo i tre piṭaka, ma tutti gli insegnamenti, fino al Vajrayāna del Mantra Segreto, attraverso il quale lo stato unificato del ‘non-più-apprendimento’ può essere realizzato in una sola, breve vita di quest’era degenerata. Inoltre, è soltanto grazie alla sua compassione che esistono i detentori di tali insegnamenti: il nobile Saṅgha degli esseri realizzati che hanno varcato le porte del sūtra e del mantra.

Se il Maestro non avesse irradiato la luce del Dharma, in questo regno e in questo momento, non potremmo nemmeno udire il nome dei Tre Gioielli, figuriamoci praticare i sentieri del sūtra e del mantra. Pertanto, qualunque sia la tradizione che seguiamo, sia essa delle Nuove Scuole o delle Antiche, è indispensabile in ogni momento mantenere una fede intensa e incrollabile che consideri il Maestro come supremo. Dobbiamo, quindi, rimanere profondamente devoti al Maestro e perseverare in questa pratica.

Alcuni potrebbero pensare: “Se proviamo devozione per il Buddha in un’altra forma - magari come un rinunciante libero dall’attaccamento, o come un yidam pacifico o irato - che differenza fa?”. In sostanza, non v’è alcuna differenza, poiché tutti i buddha sono la saggezza-kāya dell’uguaglianza perfetta, e non v’è distinzione nelle loro qualità di abbandono e realizzazione. Peraltro, dal punto di vista delle mere apparenze relative, è stato esclusivamente grazie alla compassione del Maestro che sono emerse, in primo luogo, le pratiche delle divinità pacifiche e irate e i vari sentieri delle diverse scuole.

Pertanto, proprio come il lago Mānasarovar è la sorgente di tutte le acque del mondo, così l’apparizione di tutti gli insegnamenti dei sūtra e dei mantra è, senza dubbio, il risultato della compassione del nostro Maestro. Quindi, proprio come supplicare il proprio guru radice porta un flusso maggiore di benedizioni rispetto a invocarne altri - grazie al potere del vostro legame personale - così anche supplicare il Signore dei Saggi porta benedizioni più rapide rispetto a supplicare un qualsiasi altro buddha.

A questo punto potreste chiedervi: “Ciò significa che devo concentrarmi esclusivamente sul Signore dei Saggi e smettere di supplicare altri buddha?” No, non è così. Qualunque yidam scegliate di invocare, comprendete che in realtà non è distinto dal Maestro, poiché viene insegnato che nel dharmakāya tutti i buddha sono uno. Dovete rendervi conto che il Maestro supremo si manifesta nelle diverse forme di questa o quella divinità per fungere da rifugio e amico per noi esseri erranti in questa era degenerata. Se, tuttavia, percepite il Maestro e il vostro yidam come separati - mettendo da parte il Maestro mentre vi aggrappate a un yidam che ritenete diverso - scoprirete che è difficile raggiungere le realizzazioni.

Allo stesso modo, all’interno della tradizione Insuperabile del Mantra Segreto, il guru che funge da vostro Maestro Vajra è in essenza inseparabile da tutti i buddha dei tre tempi. Eppure, nella sua manifestazione, il guru è di una gentilezza ancora maggiore. Infatti, in assenza del guru, sebbene i buddha possano essere presenti in tutto l’universo, non potreste mai ricevere le loro benedizioni o i loro raggiungimenti. Pertanto, fare un’offerta a un singolo poro del corpo del guru è di gran lunga più sublime che fare offerte a tutti i buddha dei tre tempi.

Tutte le scritture del vajra tantra affermano ripetutamente che, semplicemente riuscendo a compiacere il guru, si compiacciono tutti i buddha dei tre tempi e si ricevono le loro benedizioni. Per questi motivi, il guru è conosciuto come la completa incarnazione dei Tre Gioielli, o come il Quarto Gioiello. Comprendete, quindi, che il guru è più potente dei buddha del passato, del presente e del futuro.

Potreste chiedervi se esista una pratica superiore al guru yoga. In effetti, non c’è. Sebbene la tradizione del Mantra Segreto non offra un sentiero più profondo del guru yoga - né una porta più rapida attraverso cui le benedizioni possano entrare - il guru che ci insegna che il mantra segreto è in realtà un’emanazione del Maestro, il Signore dei Saggi. Come insegnò il Buddha nel Nirvāṇa Sūtra:

Ānanda, non essere triste.
Ānanda, non lamentarti.
Nei tempi a venire,
Io assumerò la forma di maestri spirituali,
Per portare beneficio a te e agli altri.

Poiché hanno praticato i sentieri del sūtra e del mantra nati dalla compassione del Maestro, i guru sono i figli della parola di Śākyamuni. Un guru dotato d’esperienza e realizzazione è un figlio del cuore - o una figlia del cuore - del Buddha, nel quale sono state riversate le benedizioni del bodhicitta relativo e assoluto del Maestro.

Pertanto, qualunque guru yoga pratichiate, dovete realizzare che il guru è inseparabile dal Maestro, il Signore dei Saggi. Inoltre, dovete comprendere che il guru è una sola cosa con l’yidam, e l’yidam è uno con il guru. Essi non sono separati l’uno dall’altro, né sono separati da nessuno dei buddha dei tre tempi. In coloro che nutrono nozioni di superiorità o inferiorità relativa, o che cercano di adottare un buddha abbandonandone un altro, non sorgeranno realizzazioni.

Riconoscete l’immensa gentilezza che il vostro Maestro vi ha mostrato e nutrite per lui una devozione suprema. Una volta compreso che i vostri guru, yidam e tutte le altre divinità sono inseparabili dal Buddha Śākyamuni, qualunque visualizzazione o recitazione intraprendiate - sia che si concentri sul guru o sull’yidam - essa porterà sicuramente a grandi risultati.

Pertanto, quando praticate il ricordo del Signore dei Saggi con questa visualizzazione e recitazione, dovreste farlo con un cuore devoto radicato in tale comprensione: non solo i sublimi guru che ci rivelano gli insegnamenti dei sūtra e dei mantra, ma tutti i Tre Gioielli dei tre tempi sono incarnati nel Buddha. Sebbene, nel contesto di questo sūtra, il semplice ricordo del Buddha sia di primaria importanza, è perfettamente appropriato meditare su di lui come indivisibile dal proprio guru. Tuttavia, ciò non è assolutamente necessario, poiché il semplice ricordo del Buddha è sufficiente per raggiungere lo scopo.

Quando recitiamo i suoi nomi, ci rivolgiamo al Buddha come al ‘Maestro Supremo’ o ‘Guru Supremo’, poiché egli è davvero il guru dei tre mondi. Pertanto, è un nome appropriato per il Buddha. Tuttavia, se lo interpretate come un segno che il Buddha è indivisibile dal guru in cui riponete fede, anche questo va perfettamente bene.

In ogni caso, anche se praticate questo metodo secondo lo yoga del guru, in cui il guru, fonte della tradizione del mantra segreto insuperabile, appare nella forma del Signore dei Saggi, procedete come spiegato sopra. Poiché il guru è l’incarnazione essenziale di tutti i buddha, non vi è alcuna contraddizione nel meditare su qualsiasi buddha in qualsiasi forma. È nella natura delle cose che le benedizioni sorgano in accordo con la propria devozione.

Queste istruzioni sono state estratte da Il Loto Bianco di Jamgön Mipham Rinpoche - l’insegnamento di supporto per il Tesoro delle Benedizioni - senza alterare né le parole né il significato. Si dice che per coloro che non sanno come praticare correttamente il Mahāmudrā e lo Dzogchen, praticare in accordo con questi insegnamenti sia di grande beneficio. Questo è stato udito da Rigdzin Tekchok, un discepolo diretto del guru onnisciente.

Possano abbondare la virtù e l’eccellenza.


| Tradotto dal Tibetano Laura Swan nel 2008, e rivisto e curato per Lotsawa House nel 2016. Ulteriormente rivisto da Laura Swan nel 2026 su richiesta di Ka-Nying Shedrub Ling, con gratitudine immensa ad Adam Pearcey per il suo prezioso contributo. Tradotto dall’Inglese all’Italiano nel giugno 2026 da Sergio Orrao.


Bibliografia

Edizione tibetana

dil mgo mkhyen brtse bkra shis dpal 'byor. "zhi gnas dang lhag mthong gi rnal 'byor sgrub pa'i tshul 'jam mgon bla ma'i zhal lung drang srong yid kyi gdung sel". In skyabs rje dil mgo mkhyen brtse rin po che'i bka' 'bum, Shechen Publications, Delhi, 1994. Vol. 22, pp. 196–217.


Versione: 1.0–20260615

Note

  1. Omaggio al Guru Śākyamuni!  ↩

  2. Il Loto Bianco: Insegnamenti preliminari sul Tesoro delle Benedizioni di Mipham Rinpoche (thub chog byin rlabs gter mdzod kyi rgyab chos pad+ma dkar po)  ↩

  3. The Tibetan Classics Translators Guild of New York, trad., Il Tantra delle Domande di Subāhu (84000: Tradurre le parole del Buddha, 2022), 3.6. https://84000.co/translation/toh805.  ↩

  4. Dharmachakra Translation Committee, trad., Le domande del re Nāga Anavatapta (84000: Translating the Words of the Buddha, 2024), 1.191. https://84000.co/translation/toh156.  ↩

  5. Peter Alan Roberts, trad., Il Sutra del Re dei Samādhi (84000: Tradurre le parole del Buddha, 2018), 9.19. https://84000.co/translation/toh127.  ↩

  6. Nagarjuna, Le Strofe Fondamentali della Via di Mezzo: Il Mulamadhyamakakarika, trad. Padmakara Translation Group. Shambhala, 2008. Capitolo 7, verso 34.  ↩

  7. Nagarjuna, Le Strofe Fondamentali della Via di Mezzo: Il Mulamadhyamakakarika, trad. Padmakara Translation Group. Shambhala, 2008. Capitolo 22, versi 15–16.  ↩

  8. Dharmachakra Translation Committee, trad., Il Sutra delle domande di Sāgaramati (84000: Translating the Words of the Buddha, 2020), 3.19, con lievi modifiche del traduttore. https://84000.co/translation/toh152.  ↩

  9. Nagarjuna, Le Strofe Fondamentali della Via di Mezzo: Il Mulamadhyamakakarika, trad. Padmakara Translation Group. Shambhala, 2008. Capitolo 18, verso 9.  ↩

  10. Dharmachakra Translation Committee, trad., L’insegnamento sullo splendore della luce (84000: Tradurre le parole del Buddha, 2022), 1.4. https://84000.co/translation/toh55.  ↩

  11. Comitato di traduzione Dharmachakra, trad., L’insegnamento sullo splendore della luce (84000: Tradurre le parole del Buddha, 2022), 1.8. https://84000.co/translation/toh55.  ↩

  12. Istituto Norvegese di Paleografia e Filologia Storica, trad., Gli Insegnamenti Raccolti sul Bodhisattva (84000: Tradurre le parole del Buddha, 2023), 4.6. https://84000.co/translation/toh56.  ↩

  13. Comitato di Traduzione Dharmachakra, trad., Distinguere con Chiarezza i Significati (84000: Tradurre le Parole del Buddha, 2021), 1.41. https://84000.co/translation/toh317.  ↩

  14. Comitato di traduzione Dharmachakra, trad., Il quadruplo compimento (84000: Tradurre le parole del Buddha, 2020), 1.43–1.52, con lievi modifiche da parte del traduttore per riflettere accuratamente la citazione modificata dall’autore. https://84000.co/translation/toh252.  ↩

  15. Corso di Tom Tillemans nell’ambito del programma di Studi di Traduzione Buddista dell’Università di Vienna, trad., Il Sūtra sulla Saggezza nell’Ora della Morte (84000: Tradurre le Parole del Buddha, 2016), 1.10–1.12 e 1.14. https://84000.co/translation/toh122.  ↩

Dilgo Khyentse Rinpoche

Buddha Śākyamuni

Altre informazioni:

Profili degli autori su BDRC: P625 P252

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